Pinocchio, mio malgrado

Io ho una pessima memoria. Ma non da poco, fin da piccola. Dimentico le cose con una facilità impressionante. E’ sempre stato così – e a dire il vero non mi è mai dispiaciuto troppo. Trovo che aiuti ad attraversare la vita con più leggerezza, portandosi dietro molta meno zavorra.

Vuoi mettere la soddisfazione di salutare con autentica cordialità qualcuno che te l’ha combinata grossa, in passato, semplicemente perché non ricordi proprio l’episodio, e vedere lo sguardo dell’altra persona timoroso e sfuggente, tipico di chi pensa che tu stia tramando chissà cosa, pronto ad azzannarlo alla gola per saldare i conti col passato?

A me sembra di non avere particolari conti in sospeso, con il passato. E’ passato, appunto: ho archiviato alcune cose importanti, l’hard disk nel cervello[*] è stato ripulito (anche perché non può contenere più di tanti dati), la fuffa l’ho cestinata da tempo.

Certo: a volte l’operazione “cestiniamo-la-fuffa” è così radicale, che sono inevitabili dei danni collaterali. Anche gravi. Succede che spariscono le persone. Questo un po’ mi rattrista, e mi fa sentire una brutta persona. Anche se poi mi dico che, in fin dei conti, in vita mia sono venuta a contatto, per periodi più o meno lunghi, con svariate centinaia di persone (pensiamo solo ai compagni di scuola e di università, nuovi ad ogni ciclo di studi o corso), forse migliaia, ed è inevitabile non conservare di tutti lo stesso vivido ricordo.

Ma scoprire che alcune persone – che dal canto loro mi ricordano benissimo – sono del tutto evaporate dalla mia testa, è una cosa che mi dà un senso di profonda angoscia.

Ho sostenuto più di qualche cordialissima conversazione con gente che mi fermava per strada chiamandomi per nome, mentre nel mio cervello impazzavano le due domande fondamentali: “chi-cavolo-sei” e “in-quale-periodo-e-ambito-della-mia-vita-ti-devo-collocare”. Spesso sono arrivata ai saluti finali, anch’essi cordialissimi e magari conditi dall’ipocrita esortazione “rivediamoci!”, senza aver trovato una risposta soddisfacente.

C’è un episodio che mi angoscia in modo particolare, e che non riesco a dimenticare. Ero al supermercato, una manciata di anni fa, e mi sento salutare per nome da un uomo più o meno della mia età, che spingeva un carrello contentente la spesa e una bimba di 3 – 4 anni. Lo fisso strizzando gli occhi, colta alla sprovvista, saluto debolmente e lui intuisce. “Ca’ Foscari”, dice. L’università. Vent’anni prima.

Ora: io ho studiato lingue. I miei compagni di studio erano quasi tutte donne. Ben pochi uomini – teoricamente facili da ricordare, per vari motivi. Teoricamente.

“Ma sì!!!” ho esclamato io, fingendo spudoratamente (chi-cavolo-sei? in-quale-periodo-e-ambito-della-mia-vita-ti-devo-collocare? chi-cavolo-sei? in-quale-periodo-e-ambito-della-mia-vita-ti-devo-collocare? chi-cavolo-sei? in-quale-periodo-e-ambito-della-mia-vita-ti-devo-collocare? etc.), “questa bella bimba è tua figlia?”.

Abbiamo parlato trenta secondi della bimba, poi del più e del meno (io soprattutto del meno, una conversazione per sottrazione, diciamo così). Poi ci siamo salutati. Ma ho capito che lui aveva capito. Mi sono rimaste addosso tristezza e angoscia.

Chissà quante altre persone ho cancellato così dalla mia vita – persone che invece di me hanno conservato un ricordo, e magari per loro pure significativo. Argh.

Da allora ho stabilito una nuova strategia. Un’elegante exit strategy.

“Ti ricordi di me?” “Scusa, ma dopo l’incidente non ho più riacquistato la memoria…”.

[* probabilmente è ora di passare al cloud computing]


[Avvertenza: questo post è già stato pubblicato altrove, in uno dei miei blog naufragati. Non l’ha letto nessuno. E se qualcuno l’avesse letto, confido che si tratti di una persona che, a memoria, sta messa peggio di me…]

2 pensieri su “Pinocchio, mio malgrado

  1. Io sono Raffaella. Ti ricordi? Una delle tue 32 compagnae della 5A. Parlavo molto. Non vorrei che questo ti avesse indotta a relegarmi tra la fuffa da cestinare. Le altre comunque erano, in ordine alfabetico: Agnoletto, Baro, Berto, Bolla, Bonaldo, Cereser, Corso … E qui mi fermo perché anche non ricordo più molto bene neppure io, ma temo sia un tratto non genetico, bensì dovuto all’età non più freschissima …

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