Quando ero poetessa (la pensavo come oggi)

Ripensandoci, ho scritto fin da bambina: piccoli racconti, pensieri, poesiole… tutte cose che difficilmente facevo leggere a qualcuno.

Non perché allora fossi timorosa, credo, ma perché puntavo a scrivere un romanzo – giuro! – e mi sembrava assurdo scomodare i miei affezionati lettori per qualcosa di meno.

In campo poetico ho sempre avuto una decisa propensione per l’ermetismo.

Un giorno mio padre mi regalò un enorme quadernone, una specie di brogliaccio, perché ci scrivessi quello che volevo.Ricordo ancora le prime parole che scrissi su quei fogli a righe (anche perché in realtà le altre pagine restarono vuote: la mia creatività si esprime in rigagnoli, non sfocia in fiumi impetuosi, diciamo così).

Era una delle mie prime poesie, si intitolava PACE, ed era appunto abbastanza ermetica (o forse solo molto sintetica).

PACE

Quattro lettere appena

ma che toccano il cuore.

Credo che siano passati almeno quarant’anni da allora, eppure la penso ancora così: voglio la pace sopra ogni cosa. Per me e per ciascun essere umano che passeggia su questa bella terra.

Quindi, a costo di turbare o irritare qualcuno, lo ripeterò anche qui: basta bombe su Gaza.

 

Basta bombe su Gaza!

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