Tre mesi di vacanze (e molte, troppe parentesi tonde)

Mi ricordo che c’è stato un tempo – tanti, tanti anni fa – in cui l’estate aveva modo di venirmi a noia. Più o meno fino alla quarta superiore.

La scuola finiva a metà giugno e riprendeva a metà settembre: in mezzo, solo vacanze. A casa o al mare, con i libri di scuola a rimorchio ma così, giusto per arieggiarli un po’ e per non parcheggiare del tutto il cervello (e soprattutto per non sentire le lamentele e le minacce dei genitori).

Tra la fine di agosto e l’inizio della scuola (esami di riparazione permettendo – io ero brava, quindi permettevano) c’era tutto il tempo per coltivare la nostalgia dei compagni di classe, maturare un insano entusiasmo per gli articoli di cancelleria (l’odore delle matite e dei quaderni nuovi, vogliamo parlarne?), rivestire di un po’ di (totalmente infondato) romanticismo il rapporto con i professori, anche quando in realtà era fonte di ansia e mal di stomaco (per quanto mi riguarda, la matematica è sempre stata fonte di ansia e mal di stomaco, a prescindere da chi me la insegnasse).

L’estate era lunga, naturalmente lunga. Alla fine ne eri quasi stufo, di sicuro sazio: perciò era più semplice apprezzare settembre, e poi l’autunno.

Con l’ostacolo di novembre lì in mezzo (che per me è sempre stato un mese né carne né pesce), dall’estate planavi quasi liscio alle feste di Natale: insomma, da un periodo bello ad un altro periodo bello per motivi diversi.

Il lavoro e le responsabilità della vita adulta hanno cambiato tutto questo. L’estate (anche al netto del maltempo che sta affliggendo quella del 2014) è una stagione come tutte le altre, solo che fa più caldo quando mi alzo alle 6:30 per sistemarmi e andare in ufficio, e più caldo alle 18:30 (stima ottimistica, e pure molto), quando rientro a casa.

Passa così in fretta che si lascia alle spalle soltanto il rimpianto che non sia durata di più, e soprattutto che non sia stato possibile viverla come si dovrebbero vivere tutte le estati: a contatto con la natura, in relax, facendo musica, stando con gli amici e le persone amate… Soprattutto: senza lavorare, senza lavorare, senza lavorare (o meglio: senza lavorare per gli altri, ma solo per amore).

Domani vado in ferie, dandomi alla latitanza per un paio di settimane.

Neanche mi aspettasse un compito di matematica, ho già l’ansia del rientro.

Mi sa che nella mia vita precedente ero una cicala.

girasole

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