Acqua.

Questo blog ha protratto le ferie ben oltre quelle della sua autrice. Che ci posso fare… la vita è quella cosa che accade mentre tu tenti di programmare dei post.

Oggi è il primo giorno di settembre, celebrato qui a nordest con una specie di monsone, nella notte: l’ormai tradizionale acquazzone quotidiano.

In effetti, se dovessi scegliere un tema per l’estate di quest’anno, opterei per “acqua su acqua”.

La mia memoria non è estesa quanto quella della specie umana, ma nel suo raggio relativamente breve non ricordo un luglio e un agosto altrettanto piovosi, dalle mie parti: acqua, ogni giorno acqua. A catinelle. Reumatismi e depressione. Prati verdissimi, in compenso, e nubi spettacolari.

Altrove, siccità: non riesco a togliermi di mente le immagini dei bombardamenti su Gaza, dove l’acqua scarseggia o è poco sicura (ma non solo ora: sempre). O delle lunghe file di profughi yazidi, cristiani e musulmani, che affrontano il deserto per scampare alla furia dei fondamentalisti sunniti in Iraq (il mondo, a quanto pare, non ha approfittato delle mie vacanze per diventare un posto migliore). Gente che muore di sete in mezzo al nulla, nel disperato tentativo di salvarsi la vita. Acqua che manca.

In effetti, l’acqua manca a buona parte del mondo. Ed è questa l’unica obiezione che mi sento di fare all’altro fenomeno liquido dell’estate: l’Ice Bucket Challenge. Penso che sia un’operazione di successo come poche: tante condivisioni, tante donazioni, molta visibilità per una patologia e soprattutto per dei malati di cui non si parla né abbastanza spesso né troppo volentieri, e un bel po’ di soldi per la ricerca. Le chiacchere stanno a zero: funziona.

Certo, una parte di me si sentirebbe un po’ meno a disagio se ‘sta cosa fosse fatta lanciando chessò dei coriandoli (biodegradabili) anziché dell’acqua, o qualcosa del genere. E soprattutto se questa non fosse la classica rondine che non fa primavera, ma segnasse davvero una pietra miliare nella consapevolezza di noi esseri umani in discreta salute e nel sostegno permanente e non occasionale alla ricerca e anche alle persone che ogni giorno affrontano malattie bastarde come la SLA.

Ultimo pensiero acquoso: una riflessologa plantare mi ha consigliato di bere molto, per semplificare la vita ai miei reni, denunciati come “un po’ rigidi” dai miei stessi piedi. Non sono del tutto sicura di credere alle medicine “alternative”, ma ad ogni buon conto ho preso a bere almeno un litro e mezzo d’acqua al giorno. Vado a farmi un goccetto.

water

 

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