Fratelli

[Avviso: questo post è vagamente melenso. Sconsigliato ai diabetici. E ai cinici.]

Oggi è il compleanno di mio fratello – per l’esattezza: del 50% dei miei fratelli maschi. Che poi insieme rappresentano il 100% dei miei fratelli.

(Ok, non è un gran calcolo: bastano due neuroni zoppi per capire che ho due fratelli).

Sarebbe poco elegante svelare quanti anni compie: diciamo che è una di quelle belle cifre tonde, che spingono spesso a fare dei bilanci o costringono ad un discreto torcicollo per guardare indietro e pescare nei ricordi.

Siamo diversi, mio fratello e io, probabilmente più di quanto ad entrambi piaccia ammettere. E legatissimi. Abbiamo due anni di differenza e siamo cresciuti insieme – lui nel ruolo più scomodo di fratello di mezzo, catalogato alternativamente tra “i due più grandi” o “i due più piccoli”, a seconda di come girava il vento.

Di noi dicevano che avevamo sviluppato un linguaggio tutto nostro, che nessun altro capiva. In realtà,  condividevamo talmente tante cose, che una mezza parola o un accenno di smorfia potevano sostituire un intero discorso.

La vita poi ci ha portato – serenamente – a pensarla in modo diverso su alcune cose: sfumature, sia chiaro. Ma non riuscirei ad immaginare la mia vita senza di lui, o senza il nostro fratello maggiore. Figlia unica mai, io. Non sarei sopravvissuta.

Per esempio, non sarei sopravvissuta al dolore per la morte di papà, e alle difficoltà pratiche che la nostra famiglia attraversò a causa di quella morte non del tutto imprevedibile, ma di fatto improvvisa. Eravamo ventenni, ancora studenti universitari – soltanto il primogenito aveva appena iniziato a lavorare, e non guadagnava tantissimo. Mamma era casalinga, come la maggior parte delle donne della sua generazione.

Per diversi mesi, oltre al lutto, dovemmo affrontare il problema “denaro”: semplicemente, non ce n’era. Poi ne uscimmo, come tutti, e le cose ripresero a marciare piano piano, anche grazie all’aiuto di tanti amici (operatori della Provvidenza, per chi ci crede). Ma anche nei momenti più bui, ricordo come lo starci vicini sia stata l’arma più potente contro la tristezza e la paura del futuro. E ci abbia garantito una bella dose di risate, anche quando l’allegria sembrava destinata a latitare in eterno.

Ricordo un giorno pesante. Mio fratello e io seduti sui gradini della scala di casa, col fardello della tristezza e delle preoccupazioni sulle spalle, gli occhi lustri e la tentazione di piangere. Un sospiro, e poi uno di noi dice:

“Non si può essere giovani e poveri a lungo…”

Cenno di assenso, a confermare questa sacrosanta e dolorosa verità…

“… prima o poi DEVI cominciare ad invecchiare!”

Abbiamo riso fino alle lacrime – rido ancora, quando ci penso.

Quindi buon compleanno, fratello mio: tu e l’altro 50% dei miei fratelli siete una delle ragioni per cui mi sentirò sempre in debito con la vita.

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