Ormoni & delusioni

E allora ditelo, che ce l’avete con noi.

Noi, esseri umani di sesso femminile, nati diciamo tra i primi anni sessanta e l’inizio del decennio successivo, nello scorso secolo, nonchè scorso millennio.

Noi, che abbiamo attraversato tempi duri (vogliamo ricordare il devastante binomio “anni settanta – fibre sintetiche”?) da cui siamo uscite scuotendo con orgoglio i ciuffi cotonati e le spalline imbottite, e ascoltando musica che avremmo rimpianto per il resto della nostra vita (anche dopo aver scoperto che George Michael no, non era uno sciupafemmine).

Noi, nate in un’Italia fiduciosa e allegra, e poi cresciute negli anni di piombo. Che ci ricordiamo il mondo prima della caduta del muro di Berlino, e anche le gambe massicce e pelose delle atlete della Germania dell’Est. Noi che abbiamo avuto il primo cellulare a trent’anni, o poco meno – e aveva le dimensioni e il peso di una padella.

Insomma: noi che adesso siamo ai primi passi nel tortuoso cammino della menopausa, chi più chi meno – un momento complesso nella vita di qualsiasi donna, durante il quale interroghi il tuo corpo alla ricerca di segnali che ti sono stati familiari per decenni, e il tuo corpo risponde: ‘azzo vuoi?

Dire che in questa fase della vita abbiamo bisogno di un regolare funzionamento di qualsiasi ormone disponibile, mi pare lapalissiano. Quindi vorrei lanciare un appello ad alcuni sex symbols della nostra generazione, che ultimamente stanno congiurando per spingere i nostri ormoni al suicidio.

Comincio da te, caro Antonio Banderas, perché sei stato il primo a tradirci. E con una gallina. Te lo dico col cuore in mano: la relazione con Rosita ha affossato il tuo potenziale erotico assai più del matrimonio con Melanie Griffith. E ultimamente sembra aver compromesso anche il tuo quoziente intellettivo, a giudicare dallo sforzo che ti è costato inventare una cosa complessa come il pane con il cioccolato. Quando ho visto quello spot per la prima volta, i miei ormoni si sono entusiasmati come dei Minions senza padrone – e so di non essere un caso isolato. Ti consiglio di rivedere le tue priorità: fare il mugnaio non ti fa bene, e nemmeno a noi.

Veniamo a te, Kevin Costner. Va bene, lo so: come attore non sei mai stato un campione di continuità. Ci sono interpreti che risollevano le sorti di qualsiasi film, e tu non appartieni a questo gruppo: ma ci hai regalato ottime interpretazioni, quando c’era un’ottima regia. E poi eri tanto carino: chi di noi non ha desiderato essere presa tra le braccia come tu sollevavi Whitney Houston per sottrarla alla pazza folla, in The Bodyguard? Per te ho solo un messaggio: il tonno in scatola non è per niente sexy, nossignore. Anche se la pubblicità ti mostra circondato da improbabili casalinghe affascinate dalle tue (discutibili) abilità culinarie. Sono attrici, Kevin, qualcuno te lo deve dire: sono attrici e stanno fingendo. Effetto Minions anche per te.

Sorvolo su di te, Johnny Depp, e su come ti abbiamo visto al Festival di Venezia quest’anno. Perché spero che con un po’ di dieta, un maggior consumo di shampoo e un veloce passaggio dal tuo dentista, tu possa presto ritrovare il fascino dei tempi di Chocolat (N.d.r. ogni riferimento alle creazioni del mugnaio Banderas è puramente casuale). Ma per il momento, Johnny, tu sei fuori da X-Factor. Decisamente.

Last but not least, la delusione peggiore. Un uomo non bellissimo, ma dotato di un sex appeal ironico e intelligente. Quello non banale, non stereotipato. Uno in grado di digerire con garbo che la moglie lo piantasse per un toy boy, e capace di restare in buoni rapporti con entrambi. Bruce Willis: avevo fiducia in te. Ma la pelata alla John Malkovich sta bene solo a John Malkovich, appunto.  Li senti, Bruce, i miei ormoni che singhiozzano? Dai, fallo per me, per tutte noi: una passata di rasoio elettrico, e via il pensiero.

Chiudo con un appello: Keanu, almeno tu resisti.

Banderas

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