Gnocchi di ceci: una ricetta veloce (e un racconto lento)

[ Questo post inaugura una nuova sezione del blog: la cucina di Soprattuttoeventuali. Ricette, condite da parole.  Perché quando hai bisogno di un riempitivo, mica puoi solo postare foto di gattini…]

gnocchi ceci

Ingredienti (per due persone):

125 grammi di farina di ceci

125 gr farina 00

un cucchiaino di sale

250 gr d’acqua.

Forse aveva esagerato. Forse un primo appuntamento non si fa così. Ma era in bolletta, dannazione, e una cena al ristorante proprio non ci stava. Una pizza? Un panino? No, grazie: va bene la modestia, ma così faceva tristezza. Elisa era troppo bella, troppo divertente, troppo intelligente, forse anche troppo esigente, per pensare di affascinarla con un invito in pizzeria – e comunque a lui piaceva l’idea di fare qualcosa per lei, solo per lei.

Era proprio perso. Come se non bastasse: perso per una vegana. Proprio lui, il re del junk food. Ironia di Cupido.

Marco si girò verso il tavolo in cucina, e mentalmente si congratulò con se stesso: almeno l’apparecchiatura era perfetta, con tanto di bottiglia di Serprino dei Colli Euganei in fresco, e candela rossa accesa. Un cliché, forse, ma scaldava il cuore. Tornò ai fornelli, e cominciò a darsi da fare.

Prese la farina di ceci e la farina 00 e le setacciò insieme, aggiungendoci un bel pizzico di sale. L’acqua che aveva messo sul fuoco stava già cominciando a bollire: la spostò dal fornello, e versò tutta la farina in un colpo solo. Mescolò con attenzione (la farina di ceci, lo sapeva per esperienza, tende a saltare da tutte le parti), poi mise da parte la casseruola, a intiepidire.

Diede una controllatina al sugo ristretto di pomodoro e basilico, che brontolicchiava nel tegame sull’altro fuoco. Mise un’altra pentola sul fuoco, con acqua salata, e alzò la fiamma: ci avrebbe cotto i gnocchi, una volta arrivato il bollore.

Tornò all’impasto di farine, ormai tiepido, e cominciò a lavorarlo a mano fino ad ottenere un panetto liscio, che modellò sul piano di lavoro formando delle cordicelle spesse un dito. Le tagliò poi a gnocchetti, come aveva visto fare mille volte a sua madre, infaticabile produttrice di gnocchi di patate in quantità industriali, ogni giovedì.

Un’occhiata all’orologio: Elisa sarebbe arrivata di lì a dieci minuti. Sbirciò gli appunti che gli aveva lasciato sua madre: “I GNOCCHI DI CECI CI METTONO TANTO A CUOCERE“. Decise di assumersene il rischio, e li gettò nell’acqua che ormai ribolliva: stando alle istruzioni della genitrice, non correvano il rischio di spappolarsi.

Mise il timer sui 12 minuti, passò velocemente una spugnetta sul piano di lavoro, riguardò la tavola (in ordine!), fece sparire la maggior parte degli strumenti di lavoro dentro la lavastoviglie, alla sanfasò, ridiede un’occhiata alla tavola (ancora in ordine!), corse nel piccolo bagno a verificare che tutto fosse pulito, non ci fossero cose spiacevoli in vista e che gli asciugamani fossero candidi e profumati. Tornò in cucina e ricontrollò la tavola (sempre in ordine!).  Tirò un grosso respiro e corse in camera da letto: tutto pulito e in ordine anche lì, che non si sapeva mai (non voleva concedere a se stesso di sperare troppo, per il dopocena, ma sapeva benissimo di sperare molto. Molto. Molto.). Di nuovo in cucina, in ammirazione della tavola (incredibile, ancora in ordine).

I gnocchi di ceci erano affiorati, e galleggiavano sulla superficie turbolenta dell’acqua già da un po’: decise di scolarli, e trasferirli nel wok con il sugo di pomodoro e basilico, per ultimare la cottura. Riuscì a portare a termine l’operazione senza danni collaterali, se si eccettua una piccola scottatura alla base del pollice destro, colpito da una goccia ribelle di acqua caldissima. Mescolò i gnocchi tenendo il cucchiaio di legno nella mano sinistra, mentre soffiava energicamente sulla parte offesa della destra.

Ebbe giusto il tempo di spegnere il fuoco, prima che il suono allegro del campanello di casa gli facesse letteralmente balzare il cuore in gola.

Lei era lì, finalmente.

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