Sogno d’una notte di un’altra estate

[Ancora alle prese con il mio blocco creativo e con la Sfida dei 30 giorni, utilizzo una cosa scritta nella notte dei tempi … Più o meno vent’anni fa, credo, forse qualcosina in più … ]

L’afa era opprimente. Inutile tentare di dormire: le lenzuola sembravano infuocate, a contatto con il corpo. Erano già le due passate, e dalle undici non facevo che rigirarmi nel vano tentativo di trovare una posizione più confortevole e fresca, che mi permettesse di prendere sonno. Niente da fare. Con un sospiro mi alzai dal letto – evitando di accendere la luce per non attirare le maledette zanzare- e mi diressi verso l’unica finestra della mia camera. Le imposte erano già socchiuse: mi ero illusa che così entrasse un po’ di brezza notturna, solo che brezza notturna proprio non ce n’era. Le spalancai del tutto e mi affacciai sulla strada.

Non un’anima. L’aria era stagnante e silenziosa. Già nei giorni normali la strada a quell’ora è deserta: figuriamoci a Ferragosto, con la città spopolata. A me andava bene così. Nella luce innaturale dei lampioni e delle poche insegne rimaste accese, con tutte quelle saracinesche abbassate, con il lieve e continuo rumore dei grilli in sottofondo, le cose avevano cambiato aspetto: tutto mi sembrava più vicino e più privato, come se quel pezzo di strada che di giorno è sempre occupato da gente che va e viene, dai negozi aperti e dal bar affollato, quel pezzetto di mondo deserto che stavo contemplando, fosse solo mio nel suo silenzio, facesse letteralmente parte della mia casa.

Ero lì, accaldata e assonnata, che mi godevo almeno quella placida sensazione di intimità, quando un forte vento si alzò. Fu improvviso. Forse sta per scoppiare un temporale, pensai – ma il cielo era sereno, dolcemente rischiarato dalla luna estiva. Non ebbi il tempo di fare altre considerazioni: dalla parte della piazza, un’improvvisa luce azzurrognola invase la strada, quasi abbagliandomi. Chiusi gli occhi, stordita. Che cosa sarà mai? Un rumore strano, come un rombo attutito, si stava avvicinando rapidamente. Non il terremoto, pensai, fa’ che non sia il terremoto! Ma niente si muoveva dentro casa, né i vetri tremavano. Che cosa sarà mai? Non ebbi il tempo di pormi una terza volta questa domanda: un veliero fece il suo ingresso in via San Donà.

Rimasi a bocca aperta a guardare quella splendida imbarcazione che navigava – o meglio aleggiava – su una nube di luce azzurrina, rollando dolcemente. Io non credevo ai miei occhi, e vorrei vedere chiunque altro al mio posto.

La nave intanto continuava la sua strana crociera per le strade di Carpenedo, come se niente fosse. Rapida e silenziosa. In una manciata di secondi me la trovai giusto davanti alla finestra, tanto vicina che avrei potuto toccarla tendendo una mano. Non osai farlo.

Quando riuscii a formulare dei pensieri più o meno coerenti, mi dissi che quella non poteva che essere la nave dell’Olandese Volante. Non che questo rendesse la faccenda molto più razionale, ma almeno le dava un certo tono epico. L’Olandese Volante! Il fatto che volasse proprio per le strade del mio quartiere, in una città come Mestre, anziché tra le fitte nebbie del Mare del Nord, era senz’altro un particolare trascurabile, Vedevo con i miei stessi occhi una leggenda tramandata da secoli! Non potevo fare altro che seguire con lo sguardo la strana apparizione, che già si stava allontanando…

L’Olandese Volante in via San Donà! Riuscivo persino a scorgerne la sagoma sul ponte della nave, mentre si sbracciava dando ordini ad un equipaggio invisibile.
Potevo persino sentire la sua voce in lontananza, come un eco di sogni avventurosi: Mola quela cima, ostrega!

… Ostrega?

L’olandese, che io sappia, non ha molte affinità con il veneziano. Forse l’Olandese Volante era poliglotta, ma dubito che conoscesse anche il nostro dialetto. Forse ho capito male. Forse …

Ancora più sbalordita vidi il vascello scomparire in direzione di Favaro, avvolto nella sua luce azzurrina, rollando dolcemente. Davanti a me tutto era tornato normale: la strada deserta, le saracinesche abbassate, la luce fioca e innaturale dei lampioni. L’aria calda e stagnante. Tutto come prima, come se niente fosse successo.
Ma io non potevo dimenticare di essermi trovata faccia a faccia con qualcosa di straordinario, con una nuova leggenda: quella del Veneziano Volante e del suo Vascello Fantasma.

Che la gente mi creda o meno, non m’importa. Pensino pure che sono una pazza, una mitomane, o anche soltanto una sognatrice in buona fede, tradita dal caldo di Agosto. Per conto mio non potrò mai dimenticare quell’apparizione, il caldo suono di quella voce, e quelle parole, oh!, quelle parole:
Mola quela cima, ostrega !

image

 

 

2 pensieri su “Sogno d’una notte di un’altra estate

  1. Affascinante, lucidamente onirico o oniricamente lucido, non so… ma mi è piaciuto un sacco. Visto che abito da quelle parti, una delle prossime notti mi metterò di vedetta dalla finestra della camera pronto a cogliere un eventuale: “…ostrega!” 🙂

    Liked by 1 persona

    1. Questo commento mi rende molto felice. Per inciso, io abito ancora in quel quartiere, anche se dalla parte opposta.
      E se – anziché andare a caccia di Pokemon per la città- creassimo delle altre storie fantastiche su altri angoli di Mestre? Degli altri sogni? … Magari in Piazza Ferretto c’è una porta per viaggiare nel tempo. O nel parco di San Giuliano vivono gli elfi (e i cani del canile lo sanno)…

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...