Le persone felici e la vita facile.

Io sono una persona tendenzialmente felice. Non sono perfetta, non mi considero del tutto compiuta, non sono affatto esemplare, ma in linea di massima sono felice.

Mi considero molto fortunata, perché nella mia vita – ormai abbastanza lunga – non ho conosciuto direttamente la guerra, non ho patito la fame, non ho dovuto abbandonare la mia casa e la mia famiglia per cercare lavoro, sicurezza o sopravvivenza altrove. Ho potuto studiare, ho un buon impiego, posso viaggiare.
Non sono la persona più ricca su questo pianeta, e ci sono un sacco di cose che mi piacciono e non potrò mai permettermi, ma sono consapevole di appartenere – senza alcun merito – alla sparuta parte di umanità che se la passa bene (in parte a spese di tutti gli altri).
Considero questo fatto con un po’ di timore (dovrò saldare il debito, prima o poi?), e con molta gratitudine.

A causa di tutto ciò, io sono spesso di buonumore. E cerco di coltivare la gentilezza anche quando non lo sono (non ci riesco sempre).
C’è una frase, però, che ha il potere di farmi uscire istantaneamente dai gangheri:

Eh, tu sei sempre felice perché ti va tutto bene!

La sciagurata (nonché gratuita) affermazione viene talvolta declinata in variazioni tipo “La fai facile tu, che sei sempre stata fortunata“, o in contesti che prevedono frequente uso di espressioni “Nata con la camicia…“, “Io invece…“, “Capitano tutte a me…“, ma la sostanza resta sempre più o meno la stessa: le persone felici sarebbero persone senza problemi, persone a cui va tutto bene.

Balle.

Tutte le persone felici che conosco – manifestamente felici – mi hanno portata a pensare che le cose funzionano esattamente al contrario: le persone scelgono di coltivare la felicità proprio perché hanno subito più di qualche seria batosta.
Una malattia, la morte di persone care, la solitudine, una relazione falimentare, la povertà: chi ha attraversato davvero queste paludi non ha nessuna voglia di restarci, una volta tra scorso il tempo fisiologico del trauma o del lutto, e cerca di tenersene alla larga per quanto è in suo potere.

Non sto dicendo che il dolore e le difficoltà siano una bella cosa, né che tutte le persone che soffrono siano felici.
Sto dicendo invece che tutte le persone felici che conosco non hanno avuto affatto una vita facile. Non sono felici gratis, sanno cosa significa stare male. Ma ad un certo punto della loro vita hanno deciso – più o meno consapevolmente – di voler essere felici, a prescindere dalla loro condizione di vita. Hanno deciso di non farsi definire soltanto dalle loro difficoltà, dal loro dolore, e di cogliere qualsiasi occasione per stare bene, per stare meglio.

La felicità, secondo me, è al 10% una questione di predisposizione e al 90% una questione di scelta.

E anche di metodo, se devo dirla tutta. Ci vuole una roadmap per la felicità.
In questo senso, consiglio la lettura del Vangelo. Ma se vogliamo restare più “laici”, direi che “I quattro accordi” di Miguel Ruiz suggeriscono poche, precise indicazioni per liberarsi da un po’ di zavorra ed essere aperti alla felicità:

 Sii impeccabile con la parola
Non prendere nulla in modo personale
Non supporre nulla
Fa sempre del tuo meglio

Nessuno può evitare che nella nostra vita accadano cose tristi, dolorose e brutte, ma tutti abbiamo il potere di scegliere la felicità.

[Ok, lo ammetto … questo post mi è venuto in mente dopo aver visto su Netflix il film-documentario “I am not your guru” su Tony Robbins … Interessante, direi.]

image

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...