Questa potrebbe essere la seconda volta, da quando ho iniziato la mia personale Sfida dei 30 giorni, in cui non raggiungo l’obiettivo del post giornaliero da 500 parole (ogni volta che ci penso, mi chiedo come mi sia venuto in mente questa cosa delle 500 parole. Voglio dire: cin-que-cen-to! Se non fossi praticamente quasi astemia – almeno per i parametri veneti – direi che ero ubriaca, quando mi sono posta questa misura).

Scrivere tutti i giorni non è facile, soprattutto se chi scrive non ha nessuna intenzione di dare la propria vita quotidiana in pasto a chi legge. Io ho scelto di limitare i post autobiografici: non perché abbia particolari pudori riguardo a me stessa, ma perché mettermi in piazza vorrebbe dire anche mettere in piazza le persone che fanno parte della mia vita, e non tutte ne sarebbero felici. Anzi, quasi nessuna.

Senza saccheggiare aneddoti personali, dicevamo, non è facile trovare qualcosa di interessante o piacevole da scrivere ogni giorno.
In realtà, una buona e sana regola sarebbe quella di scrivere soltanto quando hai davvero qualcosa da raccontare, esattamente come sarebbe giusto parlare soltanto quando si ha qualcosa di sensato da dire. I post più deboli che ho scritto sono quelli che ho scritto solo per non mancare la sfida, ma di fatto mettendo in fila le parole, senza sapere dove andranno a finire (a proposito di andare a finire, ho in bozza un altro post della serie “Cucina sentimentale per dummies“, ma ci vorrà ancora un po’: so dove voglio portare i personaggi – che sono già entrati tutti in scena – ma devo definire meglio il percorso).

E poi c’è la stanchezza. Di giorno lavoro, quindi scrivo alla sera, dopo cena. Il più delle volte lottando contro il sonno, alla fine di una giornata che comincia verso le sei e mezza del mattino. Ma la cosa che mi pesa di più, e mi fa anche sentire un po’ in colpa, è che il tempo che dedico a questa sfida (nata dalla passione per la scrittura) lo rosicchio dal quello che posso condividere con mio marito.

Quindi mi sa che questa sera non scrivo niente, ecco.

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