Le storie degli altri.

Se non ricordo male, è stata la mistica francese Madeleine Delbrel a dire “Il nostro cammino è disegnato da Dio e impastato dagli uomini“. Laicamente e con più pessimismo, Jean Paul Sartre diceva “L’enfer, c’est les autres“, l’inferno sono gli altri.

A me pare che queste due citazioni siano gli estremi di uno stesso filo, o due sguardi diversi sullo stesso panorama: nel bene e nel male, sono soprattutto gli altri a renderci ciò che siamo.

A me piacciono gli altri, in generale. Anche gli altri molto diversi da me, che vengono da altri mondi e vivono vite molto diverse dalla mia. Gli altri ti portano verso nuovi viaggi e nuove frontiere, e sì, qualche volta lo fanno in modo fastidioso e opprimente. Ma a volte lo fanno in modo splendido e illuminante, e allora diventa davvero possibile scorgere un progetto divino in questo impasto di esseri umani.

Viviamo in tempi tristi, però. Ci stanno inculcando la diffidenza – quando non l’odio – verso gli altri che non sono perfettamente simili a noi. Altri che parlano lingue diverse, vestono in modo diverso, onorano diversi dei, oppure lo stesso Dio in modo diverso. Altri che fuggono da scenari diversi dal Paese tutto sommato democratico e sicuramente in pace in cui viviamo noi. Altri che sono altri, semplicemente.

Dalla diffidenza alla paura, il passo è breve. E la paura non ha il talento del dettaglio, non distingue tra le persone davvero pericolose e quelle innocue. La paura è il regno della vaghezza e dell’approssimazione, ragiona (o sragiona) per categorie: tutti quelli che vengono da lì sono nemici, tutti quelli che si vestono così sono pericolosi, tutti quelli che parlano così vogliono farci del male…

Un potente antidoto alla paura degli altri, per me, sono le storie. Non riesco a temere qualcuno che condivide con me la sua storia, o una storia. Forse perché, come scrive Jonathan Gottschall nel suo bel libro “L’istinto di narrare“, “le storie ci definiscono come uomini e concorrono a costruire e plasmare ciò in cui ci riconosciamo“.

Le storie mi piace raccontarle, ma mi piace soprattutto ascoltarle. È sorprendente ciò che si impara, ascoltando le storie degli altri: perché ascoltare è la prima cosa da fare, e forse la più importante. Ascoltare significa andare oltre i pregiudizi, sventare il rischio di una storia unica, scoprire il tesoro nascosto nel campo. Riconoscere l’umanità altrui, e consentirle di esprimersi. Fare la pace, e fare l’amore.

Ci vuole solo un po’ di tempo, e un po’ di coraggio.

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