L’ultimo post.

Con questo post, concludo la mia sfida dei trenta giorni.

Mi sono chiesta a lungo quale argomento scegliere per la conclusione ufficiale dell’impresa, e avevo in bozza tre post: il prossimo della categoria “cucina sentimentale per dummies”, uno sull’amore, e uno sul potere dei chilometri.
Ma alla fine credo che sia più corretto fare una specie di bilancio di questa esperienza, cercando di capire se mi è servita a qualcosa, e a cosa.

1. Devo confessare che …

  • Ho pubblicato ogni giorno, ma non ho scritto ogni giorno. In alcuni casi (non proprio pochissimi) ho riciclato cose che avevo scritto in precedenza, peraltro dichiarandolo sempre. Restano cose che ho scritto io, in qualche momento della mia vita, ma devo confessare che non sono state prodotte “espresso”.
    Sinceramente ho tutte le intenzioni di perdonarmi questo peccato.
  • Un paio di post non hanno raggiunto il traguardo delle cinquecento parole, che (piuttosto incautamente) avevo posto a me stessa come condizione. Col senno di poi, una misura assurda: cinquecento parole sono tante, soprattutto se non hai niente da dire.
  • E qui veniamo al punto dolente, almeno per me: ci sono post che ho scritto soltanto per non perdere la sfida, e sono i peggiori, appunto perché in realtà non avevo niente da dire. Filatura di fuffa della peggior specie, io che mi vanto di essere una filatrice di fuffa cachemire. Scrivere senza aver niente da dire (un po’ come parlare senza aver niente da dire) è un peccato che fatico davvero a perdonarmi.

2. Ho scoperto che …

  • Più scrivo, e più scriverei. C’è chi dice che la corsa crea dipendenza (ho dei validi esempi in famiglia) perché libera endorfine, e mi sa che qualcosa del genere accade anche con la scrittura. Ho quasi paura che non dover scrivere più ogni giorno mi mandi in crisi di astinenza. O mi riporti all’indolenza creativa che aveva quasi estinto il blog.
  • Più scrivo e pubblico, più ciò che scrivo viene letto. Non vi tedierò con le statistiche del blog: credetemi sulla parola. Ora non vorrei deludere i miei quattro lettori, quindi credo di dover mantenere il ritmo di due post alla settimana. Almeno. Ah ah ah.
  • I post più letti? Quelli più personali, che raccontano delle storie. Guarda caso, sono anche quelli che mi è piaciuto di più scrivere. Amo le storie, e a quanto pare non sono l’unica.

3. E adesso?

  • Adesso devo trovarmi una nuova sfida dei trenta giorni, e non è detto che la riveli qui o ora. Non ci ho pensato molto, impegnata com’ero a gestire questa, e a preparare il viaggio imminente (e anche a lavorare, certo). Sarei tentata di fare un’altra cosa creativa e social come un video al giorno, ma mi dò ancora un po’ di tempo per decidere.
  • Voglio continuare a scrivere, su questo blog o altrove, perché scrivere mi piace (l’ho già detto, per caso?). Di recente ho visto un TED Talk che spiega cos’è il “flow”: ecco, la scrittura è capace talvolta di portarmi vicino a quello stato. Però voglio imparare a pianificare quello che scrivo. Calendario editoriale, pensaci tu.
  • Adesso mi batto metaforicamente la mano sulla spalla, per congratularmi con me stessa: ce l’ho fatta, bene o male. La perfezionista che c’è in me vorrebbe aver fatto molto meglio, ma Mark Zuckerberg dice che “better done than perfect” – e se lo dice lui…

Oh, un’amichevole e grata pacca sulla spalla anche a te che stai leggendo, e mi hai seguita fino a qui: hai appena vinto l’Oscar della pazienza.

Oscar Statue 2.jpg

 

[By the way … si accettano suggerimenti per la prossima sfida. Potete metterli nei commenti (che sono moderati, quindi mi riservo il diritto di censurare le cose più sconvenienti!)]

 

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