Angelo.

Angelo.

Qualche volta mi chiedo che fine abbia fatto Angelo.
L’ho conosciuto a Roma nell’estate del 1987: io ero al secondo anno di università, lui di anni ne aveva appena sette. Viveva con la sua famiglia (padre, madre e due sorelline più piccole) nel quartiere Laurentino 38: occupavano abusivamente un paio di stanze in quello che avrebbe dovuto essere un asilo, e aveva finito invece per essere la dimora di un’umanità variamente ferita. Angelo e la sua famiglia dormivano tutti insieme, nel letto matrimoniale. E non erano neanche quelli che se la passavano peggio. Continue reading “Angelo.”

Matteo 25

Il Poeta passeggiava per la città con l’animo pieno di musica. La sua musica. A tratti armoniosa, a tratti stridente. Dipendeva dall’atmosfera: oggi era vagamente elegiaca. Notava solo le cose belle, come il cielo terso, la vetrina del fruttivendolo piena di colori e profumi, le manine grassocce e sporche di giochi dei bambini. E nobilitava dentro di se le cose spiacevoli: l’odore di smog è pur sempre un segno del progresso, il frastuono della strada è prodotto dall’incessante fluire della vita, e quel fastidioso dolorino al piede si accompagnava all’esaltante realtà di un paio di scarpe nuove. Continue reading “Matteo 25”

Il fumo fa male.

[Ok, questa cosa di scrivere un post ogni giorno per trenta giorni è più impegnativa del previsto, soprattutto durante la settimana lavorativa. Stasera sono stanchissima, e ricorro ad uno degli ultimi … avanzi di magazzino che ho a disposizione, per non mancare del tutto il mio appuntamento quotidiano. È un raccontino decisamente più dark rispetto alla maggior parte delle cose che scrivo, ma probabilmente all’epoca ero parecchio più dark io stessa.
La scena si svolge nei primi anni ottanta.]

Le dita ingiallite della donna picchiavano nervosamente sul tavolino del piccolo bar. Lo sguardo si posava ora su un avventore, ora su un altro, mentre la testa si muoveva a piccoli scatti, come se non riuscisse a stare ferma a lungo. Ogni tanto si mordicchiava un’unghia, o passava la mano tra i capelli. Di rado fissava, con uno sguardo quasi disperato, l’uomo elegante che le sedeva di fronte, ma solo quando lui non la stava guardando. Continue reading “Il fumo fa male.”

Sogno d’una notte di un’altra estate

[Ancora alle prese con il mio blocco creativo e con la Sfida dei 30 giorni, utilizzo una cosa scritta nella notte dei tempi … Più o meno vent’anni fa, credo, forse qualcosina in più … ]

L’afa era opprimente. Inutile tentare di dormire: le lenzuola sembravano infuocate, a contatto con il corpo. Erano già le due passate, e dalle undici non facevo che rigirarmi nel vano tentativo di trovare una posizione più confortevole e fresca, che mi permettesse di prendere sonno. Niente da fare. Con un sospiro mi alzai dal letto – evitando di accendere la luce per non attirare le maledette zanzare- e mi diressi verso l’unica finestra della mia camera. Le imposte erano già socchiuse: mi ero illusa che così entrasse un po’ di brezza notturna, solo che brezza notturna proprio non ce n’era. Le spalancai del tutto e mi affacciai sulla strada. Continue reading “Sogno d’una notte di un’altra estate”

Ciao Anna, che non mi hai mai delusa.

La mia personale strategia per il buonumore, per tantissimi anni, ha poggiato essenzialmente su due pilastri.

Il primo era una preghiera “per ottenere il buonumore”, attribuita con non so quanto fondamento a Tommaso Moro, che recitavo ogni sera: “Signore, dammi il senso dell’umorismo, concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, affinché conosca nella vita un po’ di gioia, e possa farne parte anche ad altri“.

Il secondo pilastro era Anna Marchesini. Continue reading “Ciao Anna, che non mi hai mai delusa.”

Un circolo vizioso

Piano scendeva l’oscurità sulla città vecchia, e i miei timori aumentavano. Sarebbe davvero venuto? Dannazione, me l’aveva giurato: “Appena esco, vedrai, mi farò vivo!”, e poi aveva riso, con quella sua risata bassa, agghiacciante… Oscillavo tra barlumi di speranza e abissi di disperazione: forse non verrà, pensavo, è passato tanto tempo e avrà dimenticato… E un momento dopo: verrà, stanne pur certo, certe cose non si dimenticano in fretta.
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Profumo di ciambella (e un’ostinata felicità)

[Questo post fa parte della #sfidadei30giorni che ho iniziato qui. E continua una storia iniziata qui. Chissà dove arriveremo, di questo passo!]

Non sai mai quando viene, e non sai mai quando se ne va“, pensò Elisa scorgendo nella penombra del salotto suo padre insaccato nella poltrona, con lo sguardo fisso verso il televisore spento. L’immagine della tristezza.

Il cuore di Elisa si accartocciò un pochino, di fronte a quello spettacolo. Fu solo un attimo: decisa a non farsi trascinare nella penombra, la ragazza raddrizzò la schiena, aprì bene le spalle, respirò a fondo, e si stampò sul viso un sorriso convinto.
Ciao papà!“, disse ad alta voce mentre accendeva la luce. Continue reading “Profumo di ciambella (e un’ostinata felicità)”