Stasera no – remixed.

Stasera no – remixed.

Questa potrebbe essere la seconda volta, da quando ho iniziato la mia personale Sfida dei 30 giorni, in cui non raggiungo l’obiettivo del post giornaliero da 500 parole (ogni volta che ci penso, mi chiedo come mi sia venuto in mente questa cosa delle 500 parole. Voglio dire: cin-que-cen-to! Se non fossi praticamente quasi astemia – almeno per i parametri veneti – direi che ero ubriaca, quando mi sono posta questa misura).

Scrivere tutti i giorni non è facile, soprattutto se chi scrive non ha nessuna intenzione di dare la propria vita quotidiana in pasto a chi legge. Continue reading “Stasera no – remixed.”

L’ultimo concerto.

[Questo post fa parte della #sfidadei30giorni che ho iniziato ieri con questo post.]

Per cinque anni della mia vita, io ho cantato in un coro gospel. Una cosa seria: prove due volte alla settimana, dopo cena, e concerti in giro per il Nord Italia, una volta superato il periodo di rodaggio.

Era faticoso: dopo una giornata di lavoro, una cena veloce o il digiuno, salivo in autobus, arrivavo a Venezia, e camminavo mezz’ora per raggiungere la chiesa evangelica dove facevamo due ore di prove intense. Tornavo a casa verso mezzanotte, e il giorno dopo c’era di nuovo il lavoro.

Era faticoso, ma davvero entusiasmante. Continue reading “L’ultimo concerto.”

C’era una volta

Credo fosse il periodo tra la maturità e il primo anno di università. Mi sentivo un po’ persa, come se fossi alla vigilia di qualcosa di importante, che però non riuscivo a focalizzare. Ero piuttosto ansiosa. E allora scrivevo, scrivevo, scrivevo.

Qualche giorno fa mi è capitato tra le mani un plico di fogli un po’ ingialliti, che ho conservato gelosamente da allora: mi hanno seguito perfino in due traslochi. Risalgono a quel periodo. E avrebbero dovuto essere nientepopodimeno che la mia autobiografia: “Dove si parla di me – ovvero: Tanto per capirmi”.

In pratica, scrivevo per un pubblico che in parte mi intimoriva, ma che – ne ero certa – avrebbe saputo perdonarmi qualsiasi cosa: me stessa.

Siccome non ho mai avuto una particolare attitudine per le forme narrative lunghe, avevo pensato bene di farne un’opera mista: racconti brevi, inframmezzati da autoritratti in versi (alcuni sono già stati pubblicati in questo blog).

Per fortuna mia e soprattutto degli ipotetici lettori, la mia vita non era né così lunga né così larga da sostenere un simile progetto narrativo. La vena creativa si esaurì molto in fretta (in effetti era un capillare, piuttosto che una vena), lasciando dietro di se quattro raccontini e, appunto, una manciata di poesiole.

Forse la cosa più autentica che scrissi allora è l’introduzione.

image

Mi chiamo Michela, ho quasi cinquant’anni, e non ho ancora fatto uscire dall’anima quella storia.