Quale colonna sonora per l’informazione?

Avere presente la famosissima scena della doccia, nel film Psycho di Alfred Hitchcock? È tuttora una scena in grado di generare una grande tensione, e in qualche modo dà corpo a paure abbastanza irrazionali ma molto comuni: alzi la mano chi non ha mai provato almeno un lieve senso d’inquietudine tirando la tendina della doccia in una stanza d’albergo, magari uno di quelli in cui capita di andare per lavoro, da soli.
Quella scena ha generato un immaginario della paura che non è estraneo praticamente a nessuno. Continue reading “Quale colonna sonora per l’informazione?”

Barack Obama e io

Il Presidente (uscente) degli Stati Uniti firma un post su Pulse. Ben scritto, per inciso, e con consistenti tracce di ottimo storytelling.

Racconta come le sue primissime esperienze di lavoro, d’estate, siano state fondamentali. E perché è importante offrire opportunità di lavoro agli studenti, soprattutto ai giovanissimi che sono ai margini o usciti dal sistema scolastico.

Io gli ho chiesto di candidarsi per il nostro MIUR, visto che tra qualche tempo dovrà ricollocarsi professionalmente: credo che potrebbe esserci utile.

[A parte questo… Barack Obama firma un blog. Capiamoci: Barack Obama diventa blogger. Qualcuno ha il coraggio di confrontare la qualità della comunicazione politica americana con quella della politica nostrana?]

Barack and I

Giornalisti, io vi amo (ma questo amore è una camera a gas)

Questo post è stato scritto dal mio ipotalamo, cervello primitivo che conosce solo due movimenti: attacco e fuga. Quindi declino ogni responsabilità sul suo contenuto. Fate conto che non l’abbia scritto io. Il  fatto che narri le gioie e i dolori di un ufficio stampa è puramente casuale.

Mi chiama un giornalista.

Chiede un’intervista con l’amministratore delegato.

No, in effetti non la chiede: la annuncia, certo della risposta affermativa. Continue reading “Giornalisti, io vi amo (ma questo amore è una camera a gas)”

Un fortunato disastro (racconto semiserio)

[Questo è un pezzo di fantascienza, scritto per esercizio e per diletto. Ogni riferimento a fatti o persone reali è più o meno puramente casuale. ]

A distanza di qualche anno, le capitava di ritornare a quell’episodio ancora con una certa ansia. Lo ricordava come una delle lezioni professionali più vivaci che avesse mai ricevuto, seppure in parziale contumacia.

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Lo storytelling uccide il giornalismo?

[Premessa: questo post è già stato pubblicato sul mio profilo di Linkedin. So che non dovrei mescolare questo blog con quanto scrivo professionalmente, ma gente … quando hai poco tempo libero, l’economia di scala è un must!]

Prima di trovare un posto fisso in azienda, vent’anni fa, avevo spesso la magnifica possibilità di fare la baby sitter per i figli dei miei fratelli.

Tra i nostri passatempi preferiti – oltre a trasformare gli sgabelli della nonna in veloci astronavi o meravigliosi cavalli, oppure cucinare le meringhe – c’erano le storie: io raccontavo e loro ascoltavano (e completavano) il racconto, per il piacere di entrambe le parti. Continue reading “Lo storytelling uccide il giornalismo?”

E’ questo il giornalismo, baby?

Confine tra Ungheria e Serbia, località di Roszke: un gruppo di migranti scappa alla rinfusa, tentando di sfuggire alla polizia, davanti alle telecamere di numerosi giornalisti.

In un gioco di specchi che riflettono specchi, un operatore riprende una collega bionda mentre fa lo sgambetto ad un uomo che corre con un bambino in braccio. L’uomo cade rovinosamente a terra assieme al piccolo. Continue reading “E’ questo il giornalismo, baby?”