Come si mangia in Italia – breve vademecum per stranieri in vacanza

[Ok, baro di nuovo… questo pezzo l’avevo scritto nel 2013 in un altro blog (nel frattempo defunto). Lo rispolvero perché la giornata lavorativa è stata complessa, e non ho tempo di scrivere per la sfida dei 30 giorni. L’ho leggermente rimaneggiato, e sto progettando di tradurlo in inglese, per amplificarne il fondamentale valore sociale. ]

 

In Italia, la “food experience” comincia molto prima di sedersi a tavola, e comprende molto più di una serie di alimenti. Ne fanno parte:

1) La definizione del menu e la scelta degli ingredienti (per esempio: ogni portata “chiede” un vino particolare, è severamente vietato scegliere a casaccio!)

1.1.   NOTABENE: no, il cappuccino non è una bevanda a tutto pasto: in Italia va bene a colazione, o comunque lontano, molto lontano dai pasti. Un caffè dopo i pasti, invece, è concesso e spesso consigliato – DOPO i pasti, appunto…  Continue reading “Come si mangia in Italia – breve vademecum per stranieri in vacanza”

Matteo 25

Il Poeta passeggiava per la città con l’animo pieno di musica. La sua musica. A tratti armoniosa, a tratti stridente. Dipendeva dall’atmosfera: oggi era vagamente elegiaca. Notava solo le cose belle, come il cielo terso, la vetrina del fruttivendolo piena di colori e profumi, le manine grassocce e sporche di giochi dei bambini. E nobilitava dentro di se le cose spiacevoli: l’odore di smog è pur sempre un segno del progresso, il frastuono della strada è prodotto dall’incessante fluire della vita, e quel fastidioso dolorino al piede si accompagnava all’esaltante realtà di un paio di scarpe nuove. Continue reading “Matteo 25”

Il fumo fa male.

[Ok, questa cosa di scrivere un post ogni giorno per trenta giorni è più impegnativa del previsto, soprattutto durante la settimana lavorativa. Stasera sono stanchissima, e ricorro ad uno degli ultimi … avanzi di magazzino che ho a disposizione, per non mancare del tutto il mio appuntamento quotidiano. È un raccontino decisamente più dark rispetto alla maggior parte delle cose che scrivo, ma probabilmente all’epoca ero parecchio più dark io stessa.
La scena si svolge nei primi anni ottanta.]

Le dita ingiallite della donna picchiavano nervosamente sul tavolino del piccolo bar. Lo sguardo si posava ora su un avventore, ora su un altro, mentre la testa si muoveva a piccoli scatti, come se non riuscisse a stare ferma a lungo. Ogni tanto si mordicchiava un’unghia, o passava la mano tra i capelli. Di rado fissava, con uno sguardo quasi disperato, l’uomo elegante che le sedeva di fronte, ma solo quando lui non la stava guardando. Continue reading “Il fumo fa male.”

Sogno d’una notte di un’altra estate

[Ancora alle prese con il mio blocco creativo e con la Sfida dei 30 giorni, utilizzo una cosa scritta nella notte dei tempi … Più o meno vent’anni fa, credo, forse qualcosina in più … ]

L’afa era opprimente. Inutile tentare di dormire: le lenzuola sembravano infuocate, a contatto con il corpo. Erano già le due passate, e dalle undici non facevo che rigirarmi nel vano tentativo di trovare una posizione più confortevole e fresca, che mi permettesse di prendere sonno. Niente da fare. Con un sospiro mi alzai dal letto – evitando di accendere la luce per non attirare le maledette zanzare- e mi diressi verso l’unica finestra della mia camera. Le imposte erano già socchiuse: mi ero illusa che così entrasse un po’ di brezza notturna, solo che brezza notturna proprio non ce n’era. Le spalancai del tutto e mi affacciai sulla strada. Continue reading “Sogno d’una notte di un’altra estate”

Un circolo vizioso

Piano scendeva l’oscurità sulla città vecchia, e i miei timori aumentavano. Sarebbe davvero venuto? Dannazione, me l’aveva giurato: “Appena esco, vedrai, mi farò vivo!”, e poi aveva riso, con quella sua risata bassa, agghiacciante… Oscillavo tra barlumi di speranza e abissi di disperazione: forse non verrà, pensavo, è passato tanto tempo e avrà dimenticato… E un momento dopo: verrà, stanne pur certo, certe cose non si dimenticano in fretta.
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C’era una volta

Credo fosse il periodo tra la maturità e il primo anno di università. Mi sentivo un po’ persa, come se fossi alla vigilia di qualcosa di importante, che però non riuscivo a focalizzare. Ero piuttosto ansiosa. E allora scrivevo, scrivevo, scrivevo.

Qualche giorno fa mi è capitato tra le mani un plico di fogli un po’ ingialliti, che ho conservato gelosamente da allora: mi hanno seguito perfino in due traslochi. Risalgono a quel periodo. E avrebbero dovuto essere nientepopodimeno che la mia autobiografia: “Dove si parla di me – ovvero: Tanto per capirmi”.

In pratica, scrivevo per un pubblico che in parte mi intimoriva, ma che – ne ero certa – avrebbe saputo perdonarmi qualsiasi cosa: me stessa.

Siccome non ho mai avuto una particolare attitudine per le forme narrative lunghe, avevo pensato bene di farne un’opera mista: racconti brevi, inframmezzati da autoritratti in versi (alcuni sono già stati pubblicati in questo blog).

Per fortuna mia e soprattutto degli ipotetici lettori, la mia vita non era né così lunga né così larga da sostenere un simile progetto narrativo. La vena creativa si esaurì molto in fretta (in effetti era un capillare, piuttosto che una vena), lasciando dietro di se quattro raccontini e, appunto, una manciata di poesiole.

Forse la cosa più autentica che scrissi allora è l’introduzione.

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Mi chiamo Michela, ho quasi cinquant’anni, e non ho ancora fatto uscire dall’anima quella storia.