Il silenzio degli innocenti.

Il silenzio degli innocenti.

Tanti anni fa, mi è capitato di accompagnare in pronto soccorso mia cognata con la figlia più piccola, che allora aveva pochi mesi, perché mio fratello era lontano da casa, e la bimba piangeva e scottava.
La diagnosi fu: disidratazione – il latte della mamma, pur essendo apparentemente abbondante, non era abbastanza nutriente, o qualcosa del genere. Bisognava attaccarla ad una flebo, per reidratarla. Le infermiere armeggiarono per diversi minuti con quelle braccia minuscole, senza riuscire a trovare una vena, mentre la bambina piangeva disperata per via dell’ago e del malessere. Poi, ad un certo punto, smise di lamentarsi e continuò a fissare le infermiere con gli occhi sgranati ed increduli, mentre le lacrime le rigavano il viso, in un silenzio assordante: l’immagine della paura e della rassegnazione. Continue reading “Il silenzio degli innocenti.”

Angelo.

Angelo.

Qualche volta mi chiedo che fine abbia fatto Angelo.
L’ho conosciuto a Roma nell’estate del 1987: io ero al secondo anno di università, lui di anni ne aveva appena sette. Viveva con la sua famiglia (padre, madre e due sorelline più piccole) nel quartiere Laurentino 38: occupavano abusivamente un paio di stanze in quello che avrebbe dovuto essere un asilo, e aveva finito invece per essere la dimora di un’umanità variamente ferita. Angelo e la sua famiglia dormivano tutti insieme, nel letto matrimoniale. E non erano neanche quelli che se la passavano peggio. Continue reading “Angelo.”

Le storie degli altri.

Se non ricordo male, è stata la mistica francese Madeleine Delbrel a dire “Il nostro cammino è disegnato da Dio e impastato dagli uomini“. Laicamente e con più pessimismo, Jean Paul Sartre diceva “L’enfer, c’est les autres“, l’inferno sono gli altri.

A me pare che queste due citazioni siano gli estremi di uno stesso filo, o due sguardi diversi sullo stesso panorama: nel bene e nel male, sono soprattutto gli altri a renderci ciò che siamo. Continue reading “Le storie degli altri.”

Ciao Anna, che non mi hai mai delusa.

La mia personale strategia per il buonumore, per tantissimi anni, ha poggiato essenzialmente su due pilastri.

Il primo era una preghiera “per ottenere il buonumore”, attribuita con non so quanto fondamento a Tommaso Moro, che recitavo ogni sera: “Signore, dammi il senso dell’umorismo, concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, affinché conosca nella vita un po’ di gioia, e possa farne parte anche ad altri“.

Il secondo pilastro era Anna Marchesini. Continue reading “Ciao Anna, che non mi hai mai delusa.”

Quale colonna sonora per l’informazione?

Avere presente la famosissima scena della doccia, nel film Psycho di Alfred Hitchcock? È tuttora una scena in grado di generare una grande tensione, e in qualche modo dà corpo a paure abbastanza irrazionali ma molto comuni: alzi la mano chi non ha mai provato almeno un lieve senso d’inquietudine tirando la tendina della doccia in una stanza d’albergo, magari uno di quelli in cui capita di andare per lavoro, da soli.
Quella scena ha generato un immaginario della paura che non è estraneo praticamente a nessuno. Continue reading “Quale colonna sonora per l’informazione?”

Amleto in blue jeans

[Questo post fa parte della #sfidadei30giorni che ho iniziato qui.]

Quando ero alle medie, mio padre – che doveva avere una discreta stima di me – mi regalò l’opera completa di William Shakespeare nell’edizione Einaudi (compresi i Sonetti, con testo originale a fronte). La conservo ancora: sono forse gli unici volumi che mi hanno seguita in tutti i traslochi, con le loro pagine leggere e piacevolmente ingiallite, e con le sovracopertine lucide un po’ rovinate. Dovessi ridurre tutta la mia biblioteca a due voci, terrei la Bibbia e Shakespeare (piangendo un po’ sui romanzi di Tolkien).

Alle medie, quindi, io leggevo Shakespeare in italiano: un’impresa così sproporzionata alla mia età, che mi capitava perfino di leggere le parole in modo sbagliato. Continue reading “Amleto in blue jeans”