Angelo.

Angelo.

Qualche volta mi chiedo che fine abbia fatto Angelo.
L’ho conosciuto a Roma nell’estate del 1987: io ero al secondo anno di università, lui di anni ne aveva appena sette. Viveva con la sua famiglia (padre, madre e due sorelline più piccole) nel quartiere Laurentino 38: occupavano abusivamente un paio di stanze in quello che avrebbe dovuto essere un asilo, e aveva finito invece per essere la dimora di un’umanità variamente ferita. Angelo e la sua famiglia dormivano tutti insieme, nel letto matrimoniale. E non erano neanche quelli che se la passavano peggio. Continue reading “Angelo.”

Le storie degli altri.

Se non ricordo male, è stata la mistica francese Madeleine Delbrel a dire “Il nostro cammino è disegnato da Dio e impastato dagli uomini“. Laicamente e con più pessimismo, Jean Paul Sartre diceva “L’enfer, c’est les autres“, l’inferno sono gli altri.

A me pare che queste due citazioni siano gli estremi di uno stesso filo, o due sguardi diversi sullo stesso panorama: nel bene e nel male, sono soprattutto gli altri a renderci ciò che siamo. Continue reading “Le storie degli altri.”

Cena romantica per uno.

Ce l’aveva fatta, e in fin dei conti non era stato nemmeno troppo difficile.
Certo, ogni singolo passo gli era costato una fatica pesante e pensata, ma alla fine aveva portato a termine la sua giornata lavorativa, senza troppe ripercussioni sulla qualità dell’insegnamento. E senza che i suoi alunni avessero mostrato di notare i postumi della sbornia di tristezza da cui era appena emerso, complice il profumo di una ciambella.
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Sogno d’una notte di un’altra estate

[Ancora alle prese con il mio blocco creativo e con la Sfida dei 30 giorni, utilizzo una cosa scritta nella notte dei tempi … Più o meno vent’anni fa, credo, forse qualcosina in più … ]

L’afa era opprimente. Inutile tentare di dormire: le lenzuola sembravano infuocate, a contatto con il corpo. Erano già le due passate, e dalle undici non facevo che rigirarmi nel vano tentativo di trovare una posizione più confortevole e fresca, che mi permettesse di prendere sonno. Niente da fare. Con un sospiro mi alzai dal letto – evitando di accendere la luce per non attirare le maledette zanzare- e mi diressi verso l’unica finestra della mia camera. Le imposte erano già socchiuse: mi ero illusa che così entrasse un po’ di brezza notturna, solo che brezza notturna proprio non ce n’era. Le spalancai del tutto e mi affacciai sulla strada. Continue reading “Sogno d’una notte di un’altra estate”

Un circolo vizioso

Piano scendeva l’oscurità sulla città vecchia, e i miei timori aumentavano. Sarebbe davvero venuto? Dannazione, me l’aveva giurato: “Appena esco, vedrai, mi farò vivo!”, e poi aveva riso, con quella sua risata bassa, agghiacciante… Oscillavo tra barlumi di speranza e abissi di disperazione: forse non verrà, pensavo, è passato tanto tempo e avrà dimenticato… E un momento dopo: verrà, stanne pur certo, certe cose non si dimenticano in fretta.
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Profumo di ciambella (e un’ostinata felicità)

[Questo post fa parte della #sfidadei30giorni che ho iniziato qui. E continua una storia iniziata qui. Chissà dove arriveremo, di questo passo!]

Non sai mai quando viene, e non sai mai quando se ne va“, pensò Elisa scorgendo nella penombra del salotto suo padre insaccato nella poltrona, con lo sguardo fisso verso il televisore spento. L’immagine della tristezza.

Il cuore di Elisa si accartocciò un pochino, di fronte a quello spettacolo. Fu solo un attimo: decisa a non farsi trascinare nella penombra, la ragazza raddrizzò la schiena, aprì bene le spalle, respirò a fondo, e si stampò sul viso un sorriso convinto.
Ciao papà!“, disse ad alta voce mentre accendeva la luce. Continue reading “Profumo di ciambella (e un’ostinata felicità)”

L’ultimo concerto.

[Questo post fa parte della #sfidadei30giorni che ho iniziato ieri con questo post.]

Per cinque anni della mia vita, io ho cantato in un coro gospel. Una cosa seria: prove due volte alla settimana, dopo cena, e concerti in giro per il Nord Italia, una volta superato il periodo di rodaggio.

Era faticoso: dopo una giornata di lavoro, una cena veloce o il digiuno, salivo in autobus, arrivavo a Venezia, e camminavo mezz’ora per raggiungere la chiesa evangelica dove facevamo due ore di prove intense. Tornavo a casa verso mezzanotte, e il giorno dopo c’era di nuovo il lavoro.

Era faticoso, ma davvero entusiasmante. Continue reading “L’ultimo concerto.”