Stasera no.

Eh niente, stasera non ce la faccio: niente post per la mia sfida dei 30 giorni.

Ne ho uno in bozza da diversi giorni, per la categoria “cucina sentimentale per dummies”, che continua la storia dei gnocchi di ceci e della ciambella, ma non sono soddisfatta di come sta venendo e ci voglio lavorare ancora. Quello è una specie di progetto a cui tengo, una palestra particolare di scrittura, e ha bisogno di tempo, nella sua semplicità. Scrivo e riscrivo finché non sono abbastanza soddisfatta. Per il momento non ne sono ancora venuta a capo – so dove voglio arrivare, ma in qualche punto della narrazione ho preso un vicolo che mi sta facendo allungare troppo il percorso.

E poi, detto tra noi … Stasera sono troppo stanca per scrivere qualcos’altro. È stata una giornata piena, ed è l’ultima di una mini vacanza: domani si torna a casa, e da domani ricomincia, bene o male, la vita feriale.

Quindi mi dispiace… stasera niente post.

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Breve diario di viaggio (ovvero: viva l’Italia)

Oggi mio marito e io siamo stati un po’ a zonzo per la Val d’Orcia: un paesaggio bellissimo.

Mentre lo percorrevamo in auto, pensavo due cose.
La prima: da qualche parte, in Val d’Orcia, vivono gli hobbit, ne sono certa – o almeno Tolkien deve aver preso ispirazione dal suo paesaggio quando ha creato la Terra di Mezzo e Hobbiton.

La seconda cosa che pensavo è: essere nata in Italia è una delle gran botte di … immeritata fortuna che mi sono capitate in questa vita.  Continue reading “Breve diario di viaggio (ovvero: viva l’Italia)”

La sfida dei 30 giorni

Sono inciampata in un Ted Talk del 2011, in cui tale Matt Cutts (allora ingegnere presso Google) racconta la sua sfida dei 30 giorni: in un momento della sua vita in cui si sentiva bloccato, ha deciso di provare qualcosa di nuovo, o qualcosa che aveva sempre desiderato fare, per trenta giorni consecutivi.

Per esempio: ha scritto un romanzo, in trenta giorni. Si è trasformato da nerd sedentario in ciclista abitudinario. Ha rinunciato allo zucchero per un mese intero. Non ho capito bene come, ma è persino arrivato in cima al Kilimangiaro.

Ho deciso anch’io di lanciare a me stessa una sfida dei 30 giorni:

per i prossimi 30 giorni, scriverò ogni giorno un post di almeno 500 parole.

Anche per rianimare questo blog, che langue da troppo tempo: mi ero un po’ montata la testa con quella cosa di Barack Obama, spostando la mia scrittura ricreativa su Linkedin Pulse.

[Precisazione: l’impegno è a scrivere ogni giorno, non necessariamente a pubblicare in tempo reale. Lo anticipo, perché tra poco sarò in ferie per qualche giorno, e non sono sicura che avrò sempre a disposizione una connessione per postare. Ma alla fine 30 post saranno pubblicati, frutto di una scrittura quotidiana.]

[Precisazione bis: annuncio pubblicamente questa sfida che ho lanciato a me stessa, perché non c’è nessun gusto a fare figuracce in privato.]

 

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Ho visto cose che voi umani (però dallo smartphone)

Questo blog è stato in ferie: lo specifico, nel caso più che probabile che nessuno se ne sia accorto.

SoprattuttoEventuali ha trascorso prima di tutto una settimana in un campeggio croato, assieme a marito, figliottera* e amica della figliottera. Per quanto riguarda queste ultime, specifico solo una cosa: trentadue anni in tutto, equamente suddivisi. Capitemi.

La vacanza è iniziata peraltro sotto i migliori auspici: tipo che dopo neanche trenta minuti di viaggio eravamo a bordo di un carro-attrezzi (lunga storia, che merita un capitolo a parte se avrò tempo e modo di scriverlo).

Di ritorno dal mare, qualche giorno a casa e poi il weekend di Ferragosto a Roma, assieme a mio marito. Ed è qui che ho avuto una chiara visione del declino della società occidentale come noi la conosciamo.

Intendiamoci: niente a che vedere con “La Grande Bellezza”, o la crisi economica, o il decadimento dei costumi – niente di tutto ciò: la nostra Capitale è bella, con tutte le sue contraddizioni, e per me è sempre un piacere poterla visitare. Ma ho scoperto che esiste questo strumento infernale, che causerà la rovina del mondo occidentale, e forse anche l’estinzione della razza umana tout-court:

Ma anche no, grazie

Il nome tecnico è “selfienator” (consiglio una certa prudenza e qualche filtro, se fate una ricerca in internet: a quanto pare non è l’unico oggetto a portare questo nome, e gli altri non sono adatti ad un’utenza minorenne…), e altro non è che un braccetto periscopico, talora munito di comando a distanza, a cui si può applicare il proprio smartphone o la propria fotocamera per realizzare dei “selfies” a dir poco panoramici.

Voi non potete capire. Abbiamo girato per una Roma ferragostana, abbandonata dai romani ma traboccante di turisti, costantemente circondati da una selva di ‘sti aggeggi, tenuti in mano da gente che li fissa con un’aria così trasognata da ricordare i pupazzetti verdi di Toy Story quando vedono il Gancio.

Un incubo. O una barzelletta, non so.

L’Oscar per la migliore prestazione va ad un turista anglofono, che ha percorso tutta la basilica di San Pietro in Vincoli riprendendo se stesso dal basso, senza guardare quello che aveva intorno ma osservando la propria immagine e il contesto esclusivamente attraverso lo schermo dello smartphone.

E’ riuscito perfino a dare le spalle al Mosè di Michelangelo e guardarlo soltanto attraverso il suo apparecchio, ovviamente assieme al proprio autoritratto.

Io osservavo la cosa un po’ incredula e un po’ inorridita, e ho intercettato lo stesso sguardo da parte di una bella signora con lo hijab. Credo che pensasse anche lei che il declino dell’Occidente non sarà causato dall’ascesa degli altri Paesi, ma dalla totale scomparsa del buon senso nei nostri.

Non guardiamo più le cose con i nostri occhi, solo attraverso lo smartphone. E non ci mettiamo mai “a lato” del paesaggio: abbiamo l’illusione che il paesaggio acquisti significato solo in virtù della nostra presenza.

Non siamo mai qui, mai ora. Siamo sempre altrove.

E mi è venuto in mente il personaggio del fotografo Sean O’ Connell nel film “I sogni segreti di Walter Mitty”. Di fronte al rarissimo leopardo delle nevi, atteso da giorni, il fotografo sceglie di non scattare, ma di vivere intensamente quel momento tutto per sé:

Sometimes I don’t [take the photo]. If I like a moment, for me, personally, I don’t like to have the distraction of the camera. I just want to stay in it. […] Right there. Right here.

Non ho dubbi che la maggior parte di noi volterebbe le spalle al leopardo, riducendolo ad elemento di contorno dell’ennesimo autoscatto.

Mi piace vivere il momento senza la distrazione dell'obiettivo

* Detesto la parola “figliastra”, proprio non mi va giù. Almeno tanto quanto “matrigna”. Se qualcuno conosce delle parole meno arcigne, è pregato di suggerirle.